Trauma psicologico: quando il passato pesa ancora sul presente

 

 

Nel linguaggio di tutti i giorni "trauma" si usa per molte cose, da una brutta giornata a un grande lutto. In psicologia clinica ha un significato più preciso, e capire che cosa indica aiuta a riconoscere quando un'esperienza difficile continua a pesare sul presente.

Che cos'è il trauma psicologico

La parola viene dal greco e significa "ferita". Nata in ambito medico per descrivere le lesioni fisiche, è entrata nella psicologia clinica nell'Ottocento, con gli studi sulle cosiddette neurosi traumatiche. Da allora indica un'esperienza in cui la persona viene sopraffatta da qualcosa di troppo intenso rispetto alle risorse che ha in quel momento, e si ritrova priva di difese e incapace di reagire.

Una caratteristica degli eventi traumatici è il loro potere destabilizzante: possono mettere in crisi il senso di sicurezza, la fiducia negli altri e l'immagine che si ha di sé.

Tipi di trauma

Le esperienze traumatiche possono essere ricondotte a due grandi gruppi.

Eventi singoli e violenti

Sono situazioni di morte reale o minacciata, lesioni gravi, violenza sessuale, aggressioni, incidenti, calamità. Il DSM-5-TR, il manuale diagnostico di riferimento, include l'esposizione diretta, l'aver assistito all'evento, l'averlo appreso riguardo a una persona cara e l'esposizione ripetuta a dettagli molto crudi, per esempio per chi lavora nei soccorsi.

Traumi relazionali ripetuti

Sono esperienze che si ripetono nel tempo, spesso nelle prime fasi dello sviluppo: separazioni precoci, maltrattamenti, trascuratezza psicologica, mancanza di sintonizzazione affettiva. Non sono "grandi eventi" riconoscibili, ma un accumulo di esperienze che incide sullo sviluppo emotivo. In letteratura si parla di trauma relazionale o dello sviluppo. La classificazione ICD-11 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce per queste situazioni anche il disturbo da stress post-traumatico complesso, che il DSM-5-TR non prevede come diagnosi autonoma.

Perché la stessa esperienza colpisce persone diverse

Due persone esposte allo stesso evento possono reagire in modo molto diverso, anche a distanza di tempo. Eventi potenzialmente traumatici sono molto comuni: in Italia, secondo uno studio condotto nell'ambito delle indagini dell'OMS, più della metà della popolazione (circa il 56%) ne ha vissuto almeno uno. Solo una parte delle persone sviluppa però un disturbo. Nelle indagini internazionali dell'OMS la prevalenza del PTSD nell'arco della vita è risultata pari al 3,9% nella popolazione generale e al 5,6% tra le persone esposte a eventi traumatici. Molti riescono a superare, grazie alle proprie risorse e al sostegno degli altri, anche esperienze di una certa gravità.

La risposta dipende da più fattori: la gravità e la durata dell'esperienza, l'età in cui è avvenuta, la presenza di vissuti difficili precedenti, il sostegno ricevuto dopo l'evento e le caratteristiche personali.

Trauma causato da altre persone e trauma da eventi naturali

Un fattore molto studiato riguarda l'origine dell'evento. I traumi inflitti da altre persone, come aggressioni, violenze e abusi, sono in media associati a un rischio maggiore di sviluppare sintomi rispetto a quelli provocati da una forza impersonale, come un terremoto. Una spiegazione possibile è che, quando il danno viene da qualcuno, si incrini la fiducia nelle relazioni. Si tratta però di una tendenza statistica e non di una regola: anche un evento "anonimo" può avere conseguenze importanti.

Quali sintomi può lasciare un trauma

Le reazioni più frequenti sono:

  • ricordi intrusivi, flashback e incubi;
  • evitamento di luoghi, persone o pensieri legati all'evento;
  • ipervigilanza, sobbalzi, difficoltà di sonno e di concentrazione;
  • cambiamenti nell'umore e nelle convinzioni su di sé e sugli altri, come colpa, vergogna o distacco;
  • reazioni fisiche intense in situazioni che richiamano l'esperienza.

Quando queste reazioni durano oltre un mese e interferiscono con la vita quotidiana, può trattarsi di un disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Chi vuole approfondire i criteri diagnostici può consultare la scheda dell'Istituto A.T. Beck sul disturbo da stress post-traumatico.

Il trauma può essere associato anche ad altre difficoltà: disturbi d'ansia, depressione, uso di sostanze, problemi di sonno, disturbi dissociativi e disturbo da sintomi somatici. Nelle esperienze relazionali precoci è documentata un'associazione con alcuni disturbi di personalità, come il disturbo borderline, che però ha sempre origini multifattoriali: il trauma è un fattore di rischio importante, non l'unica causa.

Si può superare un trauma?

Con un percorso adeguato, molte persone riescono a ridurre in modo significativo i sintomi e a integrare l'esperienza nella propria storia, senza che continui a invadere il presente. Il risultato dipende dal tipo di trauma, dal momento in cui si chiede aiuto e dalla situazione di ciascuno, quindi non è possibile garantire un esito.

Le principali linee guida internazionali indicano come efficaci per il PTSD gli interventi focalizzati sul trauma. L'OMS e le linee guida NICE raccomandano sia la terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sul trauma sia l'EMDR. Le linee guida dell'American Psychological Association (2017) raccomandano con maggiore forza le terapie cognitivo-comportamentali focalizzate sul trauma e, in modo condizionato, l'EMDR, il cui grado di raccomandazione potrebbe salire in futuro con nuove evidenze. Su come funziona l'EMDR, quali sono le sue fasi e quali sono i suoi limiti trovi tutti i dettagli nell'articolo dedicato all'EMDR. La scelta dell'approccio dipende dalla storia della persona, dalle sue preferenze e dalla valutazione clinica.

Quando chiedere aiuto

Vale la pena rivolgersi a uno psicoterapeuta se, a distanza di settimane o mesi da un'esperienza difficile, i sintomi non diminuiscono, se limitano lavoro, relazioni o sonno, o se ti accorgi di evitare sempre più situazioni. Non serve aspettare di stare "abbastanza male". Se hai pensieri di farti del male, rivolgiti subito ai servizi di emergenza (112) o al pronto soccorso.

Domande frequenti
Ogni evento difficile è un trauma?

No. Un evento molto doloroso o stressante non è per forza traumatico. Contano il modo in cui è stato vissuto e gli effetti che ha ancora.

Come faccio a sapere se ho vissuto un trauma?

Non esiste un test da fare da soli. Una valutazione clinica, con colloqui ed eventualmente strumenti specifici, permette di capire se ci siano sintomi riconducibili a un trauma.

I traumi dell'infanzia si possono affrontare da adulti?

Sì, la psicoterapia può essere utile a qualsiasi età. Per esperienze precoci e ripetute il percorso richiede in genere più tempo e maggiore gradualità.

Devo raccontare tutto fin dall'inizio?

No. Si procede con i tuoi tempi: la prima fase è dedicata a creare sicurezza e a costruire strumenti per gestire le emozioni.

Si può fare terapia online?

In molti casi sì, dopo una valutazione iniziale.

 

Fonti e approfondimenti
  • American Psychological Association, Guideline Development Panel for the Treatment of PTSD in Adults (2019). Summary of the clinical practice guideline for the treatment of posttraumatic stress disorder (PTSD) in adults. American Psychologist.
  • Brewin, C. R., et al. (2017). A review of current evidence regarding the ICD-11 proposals for diagnosing PTSD and complex PTSD. Clinical Psychology Review, 58, 1-15.
  • Carmassi, C., et al. (2014). Frequency of trauma exposure and post-traumatic stress disorder in Italy: analysis from the World Mental Health Survey Initiative. Journal of Psychiatric Research, 59, 77-84.
  • Koenen, K. C., et al. (2017). Posttraumatic stress disorder in the World Mental Health Surveys. Psychological Medicine.
  • NICE (2018). Post-traumatic stress disorder (NG116).
  • World Health Organization (2013). Guidelines for the management of conditions specifically related to stress.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione clinica professionale.

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EMDR

EMDR: cos’è, come funziona e a chi è indicato

Quando un’esperienza del passato continua a condizionare il presente, con immagini che tornano, reazioni sproporzionate o la sensazione di non riuscire a lasciarla alle spalle, spesso si parla di trauma. L’EMDR è uno degli approcci psicoterapeutici che la ricerca ha studiato di più per lavorare su questi ricordi. In questa pagina ti spiego cos’è, come si svolge una terapia e quali sono i suoi limiti.

Cos’è l’EMDR

EMDR sta per Eye Movement Desensitization and Reprocessing, in italiano desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari. Lo ha sviluppato la psicologa americana Francine Shapiro alla fine degli anni Ottanta, e i primi studi controllati sono del 1989.

Non è ipnosi e non è una tecnica “alternativa”. Durante la seduta resti vigile e consapevole, e puoi fermarti in qualsiasi momento. È un metodo psicoterapeutico strutturato, inserito tra i trattamenti raccomandati per il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) da diverse linee guida internazionali, tra cui quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Che cos’è un trauma psicologico

Per trauma non si intende solo un evento catastrofico. Il DSM-5-TR indica come eventi traumatici l’esposizione a morte reale o minacciata, a lesioni gravi o a violenza sessuale, vissuta direttamente, osservata o appresa riguardo a una persona cara. Nella pratica clinica, però, incontro anche esperienze meno “visibili”: umiliazioni ripetute, abbandoni, ambienti familiari insicuri, perdite improvvise.

Non tutte le persone che vivono un evento difficile sviluppano un disturbo, e questo è importante dirlo. Quando però le reazioni persistono e interferiscono con la vita quotidiana (ricordi intrusivi, incubi, evitamento, ipervigilanza, un’emotività che sembra fuori controllo), vale la pena chiedere una valutazione.

Come funziona: memoria e trauma

Secondo il modello su cui si basa l’EMDR, il cervello ha una capacità naturale di elaborare le esperienze, anche quelle dolorose. Quando però un evento è troppo intenso, improvviso o avviene in un momento di grande fragilità, questo processo può incepparsi. Il ricordo resta allora “congelato” con le sue immagini, sensazioni corporee e convinzioni su di sé (“sono in pericolo”, “è colpa mia”), e può riattivarsi nel presente anche quando non c’è nessun pericolo reale.

Un esempio comune: dopo un incidente d’auto, anni dopo il rumore di una frenata improvvisa può scatenare paura intensa e tachicardia, anche se la persona sa razionalmente di essere al sicuro.

Nell’EMDR chiedo di richiamare brevemente alla mente il ricordo, mentre una stimolazione bilaterale alternata (movimenti oculari, suoni nelle cuffie o piccole vibrazioni nelle mani) accompagna l’elaborazione. Su perché funzioni, la ricerca ha formulato diverse ipotesi, per esempio il fatto che la doppia attenzione riduca la vividezza emotiva del ricordo. Il meccanismo non è ancora del tutto chiarito, mentre l’efficacia sul PTSD è documentata da numerosi studi.

Non è necessario raccontare ogni dettaglio dell’evento: il lavoro si concentra su immagini, sensazioni e pensieri associati al ricordo. Per chi fatica a parlare di ciò che è accaduto, può essere un aspetto importante.

EMDR quali differenze con la terapia tradizionale

Rispetto a un percorso di tipo più tradizionale, centrato sulla comprensione verbale delle cause, l’EMDR interviene direttamente sul modo in cui il ricordo è immagazzinato e vissuto. Capire “perché” mi sento così non sempre basta a cambiare ciò che sento.

A chi è indicato

L’indicazione con la base di evidenze più solida è il PTSD, in particolare dopo incidenti, aggressioni, violenze, eventi medici gravi o lutti improvvisi. Viene utilizzato anche nelle forme di trauma complesso e nei traumi relazionali cumulativi, dove il percorso richiede però più tempo e maggiore gradualità.

L’EMDR viene proposto talvolta anche per fobie, ansia legata a esperienze specifiche e difficoltà che hanno radici in vissuti dolorosi. In questi ambiti le prove sono più limitate: per attacchi di panico e ansia sociale, per esempio, la CBT resta il trattamento di riferimento. Una valutazione iniziale serve proprio a capire quale strada abbia più senso nel tuo caso.

Ci sono situazioni in cui è opportuno procedere con particolare cautela o stabilizzare prima la persona: dissociazione marcata, uso di sostanze, crisi in corso. Per questo la fase di preparazione non è un passaggio formale.

Domande frequenti

L’EMDR è ipnosi?
NO. Resti sempre vigile e partecipi attivamente alla seduta.

Quante sedute servono?
Dipende dalla storia. Per un evento singolo e circoscritto possono bastare poche sedute di elaborazione, per esperienze complesse o ripetute nel tempo il percorso è più lungo. Ne parliamo già nei primi colloqui, senza garanzie sull’esito.

È doloroso rivivere i ricordi?
Può emergere emozione, anche intensa, ma la seduta è guidata e strutturata per mantenerla gestibile. Tra un incontro e l’altro possono comparire pensieri o sogni legati al materiale trattato, e ti spiego in anticipo come gestirli.

Devo raccontare tutto del mio trauma?
No. Il lavoro riguarda immagini, sensazioni e convinzioni legate al ricordo, non la narrazione completa.

Serve un trauma “grave” per fare EMDR?
No, ma conta l’impatto che l’esperienza ha ancora su di te, non la sua “gravità” oggettiva. Una valutazione clinica aiuta a capire se l’EMDR sia lo strumento più adatto.

Chi può praticare l’EMDR?
Psicoterapeuti, psicologi o medici, con una formazione specifica in EMDR. In Italia il riferimento è EMDR Italia, affiliata a EMDR Europe.

Si può fare online?
In molti casi sì, con adattamenti della stimolazione bilaterale e una valutazione preventiva della sicurezza della persona.

Risorse affidabili

Letture: Croitoru (2017), EMDR Revolution, Erickson; van der Kolk (2015), Il corpo accusa il colpo, Raffaello Cortina; Shapiro & Forrest (2016), EMDR: The breakthrough therapy…, Basic Books.

Vuoi capire se l’EMDR fa per te?

Un primo colloquio ti permette di raccontare la tua situazione, fare domande e valutare insieme se questo approccio è adatto.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione clinica.

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Strumenti digitali per bambini o ragazzi con DSA

Gli strumenti digitali sono un aiuto fondamentale per bambini o ragazzi con DSA , di seguito elencherò diversi tipi di strumenti scaricabili gratuitamente:

Software per mappe concettuali:
Programmi per imparare a scrivere a computer:
Software a pagamento:
  • ePico (suite consigliata per scuole medie)
  • Super Mappe Evo (mappe concettuali consigliata per scuole medie)
  • CarloMobile (sintesi vocale)
  • Geco (suite consigliata per scuole elementari)
  • Superquaderno (editor di testi consigliato per scuole elementari)
  • Super Mappe Classic (mappe concettuali consigliata per scuole elementari)
  • OCR (riconoscimento ottico del testo)
APP per smartphone o tablet
  • Google Keep (guida su youtube)  e
  • Toolbox free
  • CalcKit e
  • Photomath e utile a controllare i compiti a casa, poichè legge e risolve le espressioni di matematica

 

Programmi di Sintesi Vocale e traduttori:
Strumenti e Varie
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